Rabbia

Il termine deriva dal latino rabies, "follia". 
Questo, a sua volta, può essere correlato a rabhas in sanscrito, "fare violenza". 
In greco deriva dalla parola lyssa, da lud o "violento"; questa radice viene utilizzata nel nome del genere della rabbia: Lyssavirus.


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La rabbia è una malattia virale che causa l'infiammazione acuta del cervello negli esseri umani e in altri animali a sangue caldo. 
I primi sintomi possono includere febbre e prurito nel sito di esposizione.
Questi sintomi sono seguiti da uno o più dei seguenti segni: movimenti violenti, emozioni incontrollate, paura dell'acqua, incapacità di muovere parti del corpo, confusione e perdita di coscienza. 
Una volta che i sintomi compaiono, quasi sempre la malattia si conclude nel decesso.
Il periodo di tempo tra il momento in cui la malattia viene contratta e l'inizio dei sintomi varia solitamente da uno a tre mesi; tuttavia, questo periodo di tempo può andare anche da meno di una settimana a più di un anno.
Il tempo dipende dalla distanza che il virus deve percorrere per raggiungere il sistema nervoso centrale.

L'agente eziologico della rabbia è il lyssavirus, tra cui il virus della rabbia e il virus denominato Australian bat lyssavirus.
La rabbia si trasmette quando un animale infetto graffia o morsica un altro animale o un uomo.
La saliva di un animale infetto può anche trasmettere la rabbia se essa viene a contatto con la bocca, il naso o gli occhi. Complessivamente i cani sono gli animali più comunemente coinvolti.
Più del 99% dei casi di rabbia sono causati dai morsi di cani nei paesi dove più frequentemente hanno la malattia.
Nelle Americhe, i morsi di pipistrello sono la fonte più comune delle infezioni di rabbia negli esseri umani e meno del 5% dei casi provengono da cani.
I roditori sono raramente infettati dalla rabbia.
Il virus della rabbia raggiunge il cervello seguendo i nervi periferici. La malattia può essere diagnosticata solo dopo l'inizio dei sintomi.

Il controllo degli animali e i programmi di vaccinazione hanno ridotto il rischio dello sviluppo della rabbia nei cani in un certo numero di regioni del mondo.
L'immunizzazione è consigliata nelle persone ad alto rischio prima di essere esposte. 
I gruppi ad alto rischio comprendono le persone che lavorano con i pipistrelli o che trascorrono periodi prolungati in aree del mondo dove la rabbia è endemica.
Nelle persone che sono state esposte alla rabbia, il vaccino antirabbico e, talvolta, le immunoglobuline sono efficaci nel prevenire l'esordio della malattia se la persona riceve questo trattamento prima dell'inizio dei sintomi.
L'immediato lavaggio di morsi e graffi per 15 minuti con acqua e sapone, iodopovidone o detergente, può ridurre il numero di particelle virali e quindi può essere un metodo in qualche modo efficace per prevenire la trasmissione.
Solo poche persone sono sopravvissute ad una infezione da rabbia dopo aver mostrato i sintomi e ciò grazie all'adozione di un trattamento noto come protocollo di Milwaukee.


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La rabbia provoca da circa 26.000 a 55.000 decessi nel mondo ogni anno.
Oltre il 95% di questi morti avviene in Asia e Africa. 
La rabbia è presente in più di 150 paesi e in tutti i continenti, escluso l'Antartide.
Più di 3 miliardi di persone vivono in regioni del mondo in cui si verifica.
Un certo numero di paesi, tra cui l'Australia, il Canada, il Giappone, gli Stati Uniti e i paesi dell'Europa occidentale, non presentano casi tra i cani.
Anche molte piccole nazioni insulari sono prive della malattia.

Cenni storici:
La rabbia è conosciuta fin da circa il 2000 a.C.
La prima testimonianza scritta della condizione si trova nelle "Leggi di Eshnunna", scritte in Mesopotamia intorno al 1930 a.C., che impongono al proprietario di un cane che mostra i sintomi di prendere misure preventive contro i morsi, erano state stipulate delle punizioni per le persone proprietarie di un “kalbum segum” (un cane rabbioso).
Il virus della rabbia compare pure nel “Sushruta Samhita” una guida medica indiana databile 400 anni prima della venuta di Cristo: esso identifica correttamente molti aspetti della malattia: il morso da parte di un animale causa all'uomo la perdita delle sue facoltà umane.
Omero descrisse Ettore come un uomo con un irrefrenabile coraggio marziale dovuto a qualcosa che va oltre alla stessa rabbia come emozione, ma più di tutti il personaggio di Lyssa (“lycos”-“lupo”) descritto come crudo, terrificante, violento e “animalescamente” distruttivo nei confronti degli altri[26]. 
Nei primi 2 secoli dopo Cristo l'antica tradizione medica Greco-Romana iniziò a cercare di capire questa malattia: il primo fu Cornelio Celso il quale nel suo “De Medicina” collegò il sintomo dell'idrofobia alla malattia della rabbia.
Dopo circa 100 anni emerse la scuola dei “metodisti”, un gruppo di menti scientifiche i quali non solo migliorarono la comprensione della rabbia, ma quella di molte altre malattie. 
Il fondatore della scuola, “Temisone”, e un suo discepolo erano famosi per esser sopravvissuti all'attacco e al morso di un cane rabbioso. 
Il primo vero metodista che parlò di rabbia fu “Sorano” il quale riconobbe che il contatto con l'animale poteva essere l'unico motivo dell'idrofobia. 
Descrisse in oltre alcuni sintomi come il polso irregolare, la febbre, l'incontinenza, il tremore e l'involontaria eiaculazione.
Nel medioevo il concetto della trasmissione di una malattia da parte degli animali era ancora oscuro. 
Le uniche due malattie di cui avevano ipotizzato il contagio tramite un animale erano la rabbia (dai cani) e il carbonchio (dal bestiame). La trasmissione di queste malattie da animale a uomo si è velocizzata a causa dell'aumento dell'urbanizzazione e dell'agricoltura e nel 15° secolo un terzo fattore ha portato le persone a contatto con le più gravi malattie della storia: i viaggi nell'oceano.
Durante il medioevo, i primi veri cambiamenti riguardo alla comprensione della rabbia si hanno grazie al mondo islamico. 
I tre principali esponenti della medicina islamica furono: Al Razi, Avicenna e Ibn Zuhr. 
Il primo ebbe personali esperienze di contatto con malati di rabbia: “c'erano con noi in ospedale una sorta di uomo che abbaiava la notte e poi morì. 
Un altro non beveva acqua, ma quando dell'acqua gli veniva portata, non ne aveva paura,ma diceva: “puzza, e lo stomaco di gatti e cani è la dentro”. 
Poi un altro paziente quando vedeva l'acqua rabbrividiva e tremava finché non gli era portata via”. 
Egli preferiva trattare il morso cauterizzandolo e scarnificandolo. Ibn Zuhr successivamente scrisse un trattato chiamato “Sui mali furiosi”, ma i veri progressi ci furono con Avicenna, il quale nel suo quarto libro scrisse che secondo lui il caldo e il freddo aiutavano a fomentare la malattia nei cani. 
Inoltre egli attribuì la causa del contagio della malattia al consumo di acqua e carne infetta.
Successivamente durante i giorni dell'inquisizione, verso la fine del XV secolo, una misteriosa confraternita di curatori girava di città in città, offrendo protezione contro la rabbia. 
Si facevano chiamare i “Saludadores”, dotati di poteri donati direttamente dai santi. 
I Saludadores potevano annullare quel morso nocivo spesso attraverso la loro saliva o il loro respiro. 
Naturalmente l'inquisizione cominciò a considerarli eretici e l'ordine ufficiale fu quello di distruggere questa confraternita. 
Alcuni membri furono catturati e sotto tortura confessarono che si trattava di una enorme frode.
La rabbia sembra abbia aver avuto origine nel Vecchio Mondo, la prima diffusione tra gli animali nel Nuovo Mondo si verificò a Boston nel 1768.
Iniziando da lì, nel corso degli anni si spostò in diversi altri Stati, nonché alle Antille francesi, fino a diventare comune in tutto il Nord America.
Nel XIX secolo, la rabbia era considerata un flagello per la sua prevalenza. In Francia e in Belgio, dove si venerava Sant'Umberto, la "chiave di Sant'Umberto" veniva riscaldata e applicata per cauterizzare la ferita. 
Inoltre, la credenza popolare faceva sì che i cani venissero marchiati con la chiave nella speranza di proteggerli dalla rabbia. La paura della malattia era quasi irrazionale, per via del numero insignificante dei vettori (per lo più cani rabbiosi) e l'assenza di qualsiasi trattamento efficace. 
Non era raro che una persona morsa da un cane, ma che era solo sospettato di essere rabbioso, si suicidasse o fosse uccisa da altri.
Ciò permise a Louis Pasteur, a partire dal 1885, ampie opportunità di provare trattamenti post-esposizione.
Nei tempi antichi era praticato il fissaggio del frenulo linguale, una membrana mucosa, che veniva tagliata e rimossa, in quanto si pensava che fosse all'origine della malattia. 
Questa pratica è cessata con la scoperta della vera causa della rabbia.
Nei tempi moderni, la paura della rabbia non è diminuita e la malattia ei suoi sintomi (soprattutto il delirio) hanno ispirato numerose storie di zombie o a tema simile, spesso raccontando di un virus della rabbia reso più potente e che trasforma gli esseri umani, con rabbia omicida o malattia inguaribile, determinando un devastante pandemia diffusa.


Antiche terapie per curare la Rabbia:
  • Nel Sushruta Samhita viene spiegato come trattare una ferita dovuta ad un cane rabico: cauterizzare la ferita con burro che poi il paziente era costretto a bere, inoltre un impasto di sesamo doveva essere applicato nella ferita mentre il paziente veniva nutrito con una torta di riso, radici e foglie.
  • Durante l'epoca Greco-Romana, Celso ipotizzò vari rimedi per il trattamento del morso: oltre alla cauterizzazione, l'applicazione di sale e cetriolini in salamoia nella ferita. Bisognava inoltre mandare il paziente in un bagno turco in maniera tale da farlo sudare fino al limite della sopportazione per permettere alla ferita di espellere il veleno della rabbia. Dopo di ciò il dottore doveva applicare del vino sul morso.
  • Plinio il giovane fu il primo ad ipotizzare l'utilizzo dell'animale per curare l'uomo: inserire nella ferita le ceneri dei peli della coda del cane che ha inflitto la ferita; la stessa testa dell'animale a volte veniva ridotta in cenere e applicata sulla ferita.
  • Lo stesso Plinio ipotizzò una cura per l'idrofobia : bisogna mettere il paziente in zone speciali con aria "buona", massaggiare gli arti e coprirlo con vestiti puliti e caldi nei punti affetti da spasmi.
  • La cura più calzante probabilmente la offre Celso: bisogna buttare il paziente in acqua e se egli non può nuotare affonderà e berrà acqua, mentre se può nuotare deve essere spinto sott'acqua finché non ne berrà un po'. Così la paura e la sete verranno sconfitte contemporaneamente.
Idrofobia:
"Idrofobia" ("paura dell'acqua") è il nome storico usato per la rabbia.
Con esso ci si riferisce ad un insieme di sintomi presenti nelle fasi successive di una infezione, in cui la persona ha difficoltà a deglutire, mostra panico quando deve bere e non riesce a placare la sua sete. Eventuali mammiferi infettati con il virus della rabbia possono mostrare questa condizione.
La produzione di saliva risulta notevolmente aumentata e il tentativo di bere o addirittura solo l'intenzione o il suggerimento di bere, può provocare spasmi atrocemente dolorosi dei muscoli della gola e della laringe. 
Ciò può essere attribuito al fatto che il virus si moltiplica e si assimila nelle ghiandole salivari dell'animale infetto ai fini di una ulteriore trasmissione attraverso morsi e la capacità dell'animale infetto di trasmettere il virus verrà ridotta significativamente se può ingoiare la saliva con o senza una fonte esterna di acqua.
L'idrofobia è comunemente associata con la rabbia furiosa che colpisce l'80% delle persone infette. 
Il restante 20% può sperimentare una forma di paralisi caratteristica della rabbia che è caratterizzata da debolezza muscolare, perdita di sensibilità e paralisi. 
Questa forma solitamente non causa idrofobia.

Sintomi nei cani:
I sintomi della rabbia sono correlati alle lesioni causate al cervello. 
Inizialmente, un cane infetto può mostrare cambiamenti comportamentali come inquietudine o paura, a volte associate ad aggressività. 
Cani docili possono diventare irritabili, mentre animali solitamente aggressivi possono diventare più docili. 
Un cane infetto può mordere in seguito a qualunque stimolo, attaccare altri animali, gli esseri umani e anche gli oggetti inanimati. 
Può leccare e mordicchiare costantemente il punto dove è stato morso. 
In questa fase può anche essere presente febbre.
Con il progredire della malattia il cane infetto può mostrare ipersensibilità al tatto, alla luce e ai rumori. 
Può ingerire oggetti insoliti e nascondersi in luoghi bui. 
In seguito può comparire la paralisi dei muscoli della gola e della mandibola, causando il noto sintomo di formazione di schiuma alla bocca per l’incapacità di deglutire. 
Possono verificarsi disorientamento, incoordinazione e barcollamento causati dalla paralisi delle zampe posteriori. 
Altri segni classici della rabbia includono perdita di appetito, debolezza, convulsioni e morte improvvisa.
Dopo il contagio, l’incubazione della malattia dura solitamente da due a otto settimane prima che compaiano i sintomi. 
Tuttavia, la trasmissione del virus con la saliva può verificarsi 10 giorni prima della comparsa dei sintomi.
Sono più a rischio di contrarre la rabbia i cani non vaccinati che possono vagare all’aperto senza controllo, poiché sono esposti agli animali selvatici e hanno una maggiore possibilità di azzuffarsi con cani randagi o volpi infetti.

Cause:
La rabbia può diffondersi agli esseri umani da animali infetti attraverso un morso, un graffio o contatto saliva sangue.
Una volta che il virus entra nel corpo, si moltiplica per poi diffondersi alle terminazioni nervose. Una volta che il virus è nel sistema nervoso centrale, si sviluppa nelle ghiandole salivari, polmoni, reni e altri organi.

Gli animali che possono trasmettere la rabbia:
tutti i mammiferi possono trasmettere la rabbia. Tuttavia, queste sono quelle più comunemente infettate:

  • Cani
  • Pipistrelli
  • Procioni
  • Volpi
  • Sciacalli
  • Gatti
  • Manguste
  • Scimmie


Diagnosi:
Non esiste nessun test accurato per diagnosticare la rabbia negli animali vivi. 
I test diagnostici richiedono infatti l’esame del tessuto cerebrale, pertanto possono essere eseguiti solo dopo la morte dell’animale.


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Prevenzione e vaccinazione per gli animali:

Il vaccino non solo impedisce al cane di infettarsi se viene morso da un animale rabido, ma impedisce anche che questo a sua volta trasmetta la rabbia alle persone. 
Oltre al vaccino, per la prevenzione è necessario impedire ai cani di vagare liberi e tenerli sempre al guinzaglio quando vengono fatti uscire di casa.

Cosa dice la legge:
Non esiste una cura per la rabbia una volta appaiono sintomi, sia negli animali che nell’uomo; per questo la rabbia presenta una grave minaccia per la sanità pubblica. 
Per legge, ogni cane morsicatore deve essere denunciato e sottoposto obbligatoriamente ad un periodo di osservazione di 10 giorni, per verificare che non manifesti i sintomi (indipendentemente dal fatto che sia vaccinato o no). 
Se 10 giorni dopo aver morsicato sta bene, il cane non può aver trasmesso la rabbia e non rappresenta quindi un pericolo da questo punto di vista.

Cosa fare in caso di morso:
Se venite morsi da un cane, sia domestico che selvatico, o da un altro mammifero selvatico (in particolare una volpe) lavate immediatamente la ferita con abbondante acqua corrente, perché in questo modo si possono eliminare le particelle virali eventualmente trasmesse con il morso. 
In ogni caso fatevi visitare immediatamente. 
Se il cane morsicatore risulta vaccinato regolarmente, non rappresenta un pericolo. 
In caso contrario, o se l’animale che ha morso è fuggito, si riceve un trattamento immunitario preventivo che impedisce di contrarre la rabbia.

La situazione in Italia:
Al momento l’Italia è indenne da rabbia. 
Le zone a rischio sono quelle dell’arco alpino orientale, da dove potrebbero arrivare volpi infette, ma è da tempo che non si riscontrano più casi di rabbia. 

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